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Acquarelli di solida fragilità

Conosco Elisabetta Viganò da quando ero giovane e idealista, ci siamo frequentate, o per meglio dire frequentavo Cascina Carlotta , come tanti della mia generazione e assieme, nei primi anni ’80, organizzammo anche le prime edizioni della festa del Solstizio d’estate. Si cominciava a pensarlo e studiarlo d’inverno davanti al fuoco mangiando patate dolci cotte nella brace del camino… che nostalgia..

Già allora ho potuto vedere il suo talento con i primi lavori ad acquarello: i suoi soggetti preferiti erano – già allora- i fiori e le nature morte, che pur dando una sensazione di liquidità trasparivano e si caricavano nei loro vivacissimi colori.

Ed ecco la visione: come dalla delicatezza dell’acquarello, viene fuori la forza dell’anima , la forza del Suo intimo colloquio/soliloquio con la natura, la natura delle cose, degli oggetti, delle persone. La forza del debole, ‘ locis minor resistentiae’, la forza ‘dell’anello più debole’ della catena d’acciaio.

Così come Lei stessa si definisce < fragile e determinata> è ciò che comunica Elisabetta Viganò alle sue opere, riconoscendosi come specchio di solida fragilità.

Una citazione particolare è più che necessaria per i suoi ritratti ,che evocano sapienza e generosità, virtù che ricordano ancora il principio primo che è la terra, l’eterno circolo virtuoso del ritorno alle cose semplici e pure, sguardi profondi, pieni di sentimenti, dove non esiste alcuna sorta di malizia, limpidi con il tocco ,leggero ma determinato dell’acquarello di Elisabetta, che può rendere al vero.

La sapienza celata e umile -come il capo della contadina coperto dal fazzoletto -, ritratti di donne che con la loro atavica dedizione alla terra, all’amore al ‘tutto’, forti delle e nelle loro emozioni elargiscono a piene mani la loro anima.

Poi ancora nelle opere di Elisabetta Viganò pare che il tempo si sia fermato, come se una coltre di acqua in sospensione rendesse nebbiosa la forza dei sentimenti che vuole esprimere, sentimenti che però si rimarcano ed imprimono decisi con i colori, in una ricerca di una memoria del tempo dove comunque tutto sfuma, si confonde, smorza i toni.

Con affetto,

Silvia Pogliaghi

22.11.2011 San Giuliano Milanese

Acquarelli di solida fragilità

Conosco Elisabetta Viganò da quando ero giovane e idealista, ci siamo frequentate, o per meglio dire frequentavo Cascina Carlotta , come tanti della mia generazione e assieme, nei primi anni ’80, organizzammo anche le prime edizioni della festa del Solstizio d’estate. Si cominciava a pensarlo e studiarlo d’inverno davanti al fuoco mangiando patate dolci cotte nella brace del camino… che nostalgia.. leggi tutto

Acquarelli di solida fragilità

Conosco Elisabetta Viganò da quando ero giovane e idealista, ci siamo frequentate, o per meglio dire frequentavo Cascina Carlotta , come tanti della mia generazione e assieme, nei primi anni ’80, organizzammo anche le prime edizioni della festa del Solstizio d’estate. Si cominciava a pensarlo e studiarlo d’inverno davanti al fuoco mangiando patate dolci cotte nella brace del camino… che nostalgia.. leggi tutto

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Conosco Elisabetta Viganò da quando ero giovane e idealista, ci siamo frequentate, o per meglio dire frequentavo Cascina Carlotta , come tanti della mia generazione e assieme, nei primi anni ’80, organizzammo anche le prime edizioni della festa del Solstizio d’estate. Si cominciava a pensarlo e studiarlo d’inverno davanti al fuoco mangiando patate dolci cotte nella brace del camino… che nostalgia.. leggi tutto

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